Camussot: chi siamo

La storia continua …

Il passato ed il presente di BALME si incrociano nel comune destino di quelle genti bergamasche che a partire dal xv secolo hanno abitato il suo territorio.
Il bergamasco più famoso, un certo Giovanni Battista Castagneris detto Gian dei Lench, si trasferì in questo ameno comune a 1500 metri di altezza sul livello del mare più di 4 secoli fa per farvi erigere, nel 1591, la casa fortificata detta ” Ruciàs ” su di uno sperone di roccia che la metteva al sicuro dalle valanghe.
La leggenda vuole che qui trovò una fortuna, qualcuno dice una vena d’oro, qualcun’altro che l’oro lo portò con sé scappando con il tesoro dei Rosacroce. A lui molto si deve riguardo alla sorte di questo comune e dei suoi abitanti, fu lui che tralaltro ottenne con un abile stratagemma l’indipendenza nel 1661 rendendolo autonomo dal vicino comune di Ala.

Molte le famiglie che giunsero fino a qui dalla berghamasca per lavorare come minatori nelle miniere di pirite ferrosa o per estrarre il ferro nelle forgie della frazione “i Fré” che nella lingua locale significa appunti i fabbri. I cognomi Castagneri e Martinengo rimangono a testimonianza del loro insediamento sul territorio.
I loro discendenti diedero vita ad un piccolo comune di qualche centinaio di abitanti che attraverso i secoli fino ad oggi hanno vissuto molte vicissitudini. Sono stati minatori e fabbri, gente poverissima che per arrotondare il magro salario non disdegnava un traffico di contrabbando condotto con la vicina Francia. Da contrabbandieri espertissimi a passare là dove nessuno avrebbe osato passare per sfuggire ai controlli severissimi degli ufficiali della guardia di finanza a espertissime guide alpine il passo fu breve. La crescente affluenza di alpinisti anche stranieri a partire dalla fine del XVIII secolo in questa splendida località di montagna spinse molti ad offrire le proprie conoscenze del territorio a tutti coloro che giungendo dalla vicina città di Torino e pagando qualche moneta si facevano condurre dalla loro esperienza di alpinisti nell’ affrontare le ripide vie alpine in sicurezza.

Il crescente interesse per questa regione montuosa diede vita ad una fiorente attività ricettiva che vide nascere sul territorio di questo piccolo comune locande ed albergi.
Primi tra tutti il Belvedere che nasce nel 1817 come umile locanda nella stalla di proprietàdi un certo Giacomo Drovetto. Da locanda, una stalla con due gelide stanzette al primo piano, si trasformò fino a diventare all’inizio del secolo successivo meta di personaggi come il Re Vittorio Emanuele III, la Regina Margherita, il poeta Gabriele D’Annunzio e la sua amante, Eleonora Duse da lui nominata la ‘divina’.
Il Belvedere che prese successivamente il nome di “Camussot” che era il soprannome del suo più noto proprietario , Giacomo Bricco detto appunto Camussot, nella lingua locale ‘camoscio’ per la sua abilità di cacciatore, fece la sua fortuna durante la belle époque, por poi declinare lentamente nel corso degli anni successivi fino alla chiusura avvenuta verso la fine degli anni novanta del secolo scorso.

Questo albergo, dalle alterne fortune, vide la sua rinascita qualche anno dopo per mano prima di un Torinese originario di BALME nonché discendente di quelle genti berghamasche, precisamente di quel Gian dei Lench che aveva avviato le sorti del paese, per poi passare nelle mani proprio di una bergamasca, l’attuale proprietaria e gerente, giunta anch’essa proprio da quelle terre da cui giunsero le genti i cui discendenti ancora popolano questo paese.